Un’operazione dei Carabinieri per la Tutela Agroalimentare, coordinata dalla Procura della Repubblica di Marsala, ha smascherato un vasto traffico internazionale di vino falsamente etichettato come “Zibibbo di Pantelleria DOP”.

L’indagine, avviata attraverso il monitoraggio di siti web e social network, ha portato alla scoperta di una società tedesca che commercializzava il prodotto in diversi Paesi europei ed extraeuropei senza alcuna autorizzazione.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’azienda avrebbe diffuso bottiglie con etichette ingannevoli in mercati come Germania, Svizzera, Regno Unito, Norvegia, Stati Uniti, Canada, Giappone e altri Paesi, sfruttando indebitamente il prestigio del marchio DOP.

Il blitz ha permesso di individuare anche un deposito a Pantelleria, dove sono stati sequestrati oltre 5.000 litri di vino: circa 3.500 ancora in lavorazione e 1.500 già imbottigliati con etichette recanti le diciture “Zibibbo di Pantelleria” e “Terre Siciliane IGT”. Le verifiche hanno accertato che l’azienda non era mai stata autorizzata a utilizzare quelle denominazioni.

Il titolare è stato denunciato per frode aggravata in commercio.

Le indagini stimano che, tra il 2019 e il 2023, siano state immesse sul mercato almeno 30.000 bottiglie di vino comune spacciato per DOP, con un guadagno illecito superiore a 800.000 euro.

Come previsto dalla legge, il vino sequestrato sarà distrutto a causa dell’assenza di tracciabilità.

Il caso rappresenta un duro colpo all’immagine del comparto vitivinicolo siciliano, che da anni lavora per valorizzare produzioni di qualità riconosciute a livello internazionale.

La frode sullo Zibibbo di Pantelleria dimostra come le denominazioni protette siano costantemente sotto attacco da parte di operatori senza scrupoli pronti a sfruttarne la notorietà.

Oltre al danno economico, c’è quello reputazionale: episodi simili rischiano di minare la fiducia dei consumatori globali verso il marchio “Made in Italy”.

Da qui l’importanza di rafforzare controlli e cooperazione internazionale per tutelare un patrimonio che non è solo commerciale, ma anche culturale e identitario.

Gianfranco Vultaggio