A Mazara del Vallo l’autunno arriva sempre con la stessa puntualità di un abbonamento mai pagato: e porta acqua. Tanta acqua. Talmente tanta che le strade si trasformano in fiumi, i motorini in sommergibili e i cittadini in nuotatori disperati, impegnati a zigzagare tra onde improvvise come protagonisti di un film catastrofico in versione low budget.

Le cause? Caditoie intasate, condotti inesistenti o dimenticati, manutenzione assente. L’acqua piovana, invece di scorrere, decide di fare il check-in in ogni strada e cortile, trasformando Mazara in un gigantesco acquario urbano.

E chi dovrebbe prevenire?

L’amministrazione, che osserva la scena con la stessa attenzione di chi guarda una pianta che cresce: lentamente, ignorando ogni segnale.

Ma non temete, perché quando si tratta di spettacoli estivi, concerti e ballerine che sculettano, i fondi comunali diventano miracolosamente disponibili. Peccato che nello stesso periodo i cittadini abbiano dovuto sopportare intere settimane senza acqua potabile, lamentandosi giorno e notte, mentre la piscina comunale restava “in consegna prossimamente”, come se bastasse un cartello per lenire sete e frustrazione.

Così, tra una pozzanghera da record e l’altra, i mazaresi imparano l’arte della sopravvivenza: nuotare tra macchine, fango e rifiuti come atleti olimpici improvvisati. Perché in questa città la prevenzione è un’illusione, la piscina un miraggio, e l’acqua piovana un allenatore spietato.

E alla fine, quando il fango si ritira e l’acqua scende, rimane solo una certezza: Mazara è come un pesce in una boccia d’acqua stagnante, il Comune è l’amo arrugginito… e i cittadini, tra risate e sbuffi, continuano a nuotare, perché non c’è altro da fare se non trasformare il paradosso in arte.