Si apre ufficialmente il tavolo per il rinnovo del contratto del personale regionale. Dopo mesi di attesa e pressioni sindacali, le parti, rappresentanze dei lavoratori e amministrazioni, avviano il confronto per aggiornare un contratto fermo da anni.
L’obiettivo è duplice: da un lato adeguare le retribuzioni all’inflazione e al costo della vita, dall’altro modernizzare l’impianto normativo, introducendo maggiore flessibilità, tutele per il lavoro agile e valorizzazione delle professionalità interne.
I sindacati chiedono aumenti medi compresi tra il 6 e l’8%, recupero degli arretrati e riconoscimento economico per chi ha svolto mansioni superiori durante l’emergenza pandemica. Sul fronte delle Regioni, però, pesano le difficoltà di bilancio e i vincoli imposti dal patto di stabilità.
Le prime riunioni, secondo quanto trapela, si sono svolte in un clima di cauta apertura. L’Aran ha presentato una bozza di lavoro che prevede risorse distribuite in modo progressivo, ma le organizzazioni dei lavoratori chiedono “un segnale concreto” già nei prossimi mesi.
Particolare attenzione è rivolta ai dipendenti dei settori tecnici e amministrativi, spesso chiamati a gestire fondi PNRR e pratiche complesse senza adeguato riconoscimento. L’obiettivo politico, condiviso anche da alcune giunte regionali, è chiudere la trattativa entro la fine dell’anno, così da dare un segnale di stabilità e fiducia alla macchina pubblica.
