Ad Alcamo due uomini di 32 e 42 anni sono stati arrestati con l’accusa di estorsione aggravata dopo aver minacciato un commerciante con un’ascia al fine di ottenere denaro dal suo negozio.
Le indagini, condotte dai carabinieri locali, partono dalla denuncia del titolare dell’attività: i due indagati si sarebbero recati in sei occasioni presso la struttura commerciale, sottraendo complessivamente oltre 500 euro dalla cassa e intensificando le pressioni con minacce che comprendevano l’uso dell’arma da taglio.
In seguito all’emissione di un’ordinanza cautelare da parte del Tribunale di Trapani su richiesta della Procura, i due sono stati fermati: il 42enne è stato tradotto in carcere, mentre il 32enne è stato posto agli arresti domiciliari.
Un episodio che richiama la persistente presenza del fenomeno delle estorsioni ai danni delle imprese nel territorio siciliano, e che sottolinea anche l’importanza delle denunce da parte delle vittime.
Questo episodio rappresenta una delle manifestazioni più brutali del fenomeno estorsivo: l’utilizzo di un’arma, in questo caso un’ascia, per imporre il cosiddetto “pizzo” conferma come l’intimidazione violenta resti uno strumento attivo nel controllo del territorio e nell’oppressione del libero esercizio imprenditoriale.
In questo contesto, va sottolineato il ruolo decisivo della denuncia.
Senza il gesto coraggioso del commerciante che ha rotto il silenzio, probabilmente l’azione criminale sarebbe continuata e forse si sarebbe aggravata.
D’altro canto, l’intervento tempestivo delle forze dell’ordine dimostra che il contrasto al racket è attivo, ma richiede la collaborazione tra cittadini, istituzioni e operatori economici per spezzare le reti di omertà.
Fonte: Gds.it
