Un viaggio tra riflessi d’acqua, dune sabbiose e voli di uccelli migratori: è l’immagine che il circolo Legambiente Marsala–Petrosino ha voluto raccontare attraverso un videoclip dedicato a Capo Feto, l’ultima zona umida rimasta in buone condizioni nella provincia di Trapani.

Il video, diffuso sui canali social dell’associazione, mostra come questo ecosistema cambi volto con il passare delle stagioni, trasformandosi in un mosaico naturale di colori e biodiversità.

Un paesaggio che, a pochi chilometri dal mare aperto, continua a offrire rifugio a decine di specie di uccelli e piante rare.

Ma le immagini non si limitano alla meraviglia.

Accanto ai panorami suggestivi, il reportage documenta anche le criticità ancora irrisolte, come piccole discariche e rifiuti abbandonati nelle aree di accesso, un problema più volte segnalato dai volontari.

Secondo Legambiente, i Comuni di Petrosino e Mazara del Vallo potrebbero intervenire facilmente con azioni mirate di pulizia e prevenzione, ad esempio regolamentando l’ingresso principale e installando barriere per limitare l’accesso incontrollato dei veicoli.

In attesa che Capo Feto ottenga il riconoscimento ufficiale di Riserva naturale, l’associazione ribadisce l’urgenza di una visione condivisa che sappia coniugare tutela ambientale e sviluppo sostenibile.

Le zone umide, ricordano gli ambientalisti, non sono solo serbatoi di biodiversità, ma anche difese naturali contro l’erosione costiera e preziose barriere ecologiche per la protezione delle falde acquifere.

Il video di Legambiente riporta l’attenzione su un tema: la fragilità dei luoghi naturali più preziosi del territorio trapanese.

Capo Feto è molto più di un’oasi di bellezza: è un laboratorio vivente dove si misura la capacità delle istituzioni di proteggere e valorizzare l’ambiente.

La sua piena tutela rappresenterebbe non solo un atto di rispetto verso la natura, ma anche una scelta di lungimiranza economica, capace di attrarre turismo sostenibile e nuove forme di educazione ambientale.

Capo Feto, dunque, non è solo un paesaggio: è una prova di responsabilità collettiva che la Sicilia non può permettersi di perdere.