La decisione del Riesame rappresenta un colpo significativo per l’impianto accusatorio, almeno per quanto riguarda la prova del denaro “sospetto”: restituire 39 mila euro significa per la difesa un primo riconoscimento della possibilità che quelle somme fossero detenute legalmente, o quantomeno senza che ci fossero elementi sufficienti per considerarle frutto di reato.

Ovviamente non va sottovalutato il contesto complessivo: l’indagine della Procura rimane aperta, con accuse gravi che riguardano appalti, concorsi e assegnazioni, temi molto sensibili.

Il verdetto sul sequestro potrebbe quindi avere un impatto sul corso delle indagini, ma non significa automaticamente un’assoluzione o una soluzione del caso, anche se gli avvocati del Cuffaro continuano a cercare “motivazioni” e pare trovino solo “Illazioni” o trascrizioni di intercettazioni non riportate fedelmente.

In un contesto come quello siciliano, segnato da trasparenza spesso messa in discussione e da una forte attenzione mediatica su casi di corruzione e mala amministrazione, episodi come questo, con sequestri e contese legali, rischiano di alimentare un clima di sfiducia.

Anche per chi scrive e per chi racconta la cronaca, risulta fondamentale mantenere rigore e cautela: la restituzione del denaro non chiude l’inchiesta.