Il Teatro Selinus di Castelvetrano si è trasformato in uno spazio di ascolto profondo, dove il silenzio del pubblico ha accolto parole cariche di verità, sofferenza e speranza. Sul palco non sono andate in scena finzioni, ma vite reali: uomini e donne che hanno conosciuto la dipendenza e hanno scelto di raccontare il proprio percorso, mettendo a nudo fragilità e forza, cadute e possibilità di riscatto.

L’incontro, svoltosi ieri mattina, ha rappresentato un momento di grande valore umano e sociale, capace di parlare in modo diretto soprattutto ai giovani e alle famiglie. A idearlo e promuoverlo è stato Giuseppe Patti, che dopo un lungo cammino di recupero all’interno della comunità terapeutica Villa Ascione di Caltanissetta ha deciso di trasformare la propria esperienza in un messaggio pubblico di consapevolezza e prevenzione.

Per la prima volta, ex ospiti e utenti attualmente in percorso terapeutico hanno preso la parola davanti a una platea numerosa, raccontando senza filtri la discesa nella dipendenza, la fatica della risalita e il dolore che inevitabilmente coinvolge chi sta accanto: genitori, partner, figli.

Un dolore spesso invisibile, ma profondissimo. Dal palco, Patti ha lanciato un messaggio chiaro e lucido, ricordando che non esistono sostanze innocue e che chiedere aiuto, affidandosi a persone competenti e a strutture adeguate, può fare la differenza tra perdersi e salvarsi.

Emozionante il racconto di Nanni, che ha offerto lo sguardo di un figlio cresciuto accanto alla dipendenza: una storia di distanza, ferite e fratture familiari, ma anche di ricostruzione, riconciliazione e amore ritrovato. La discesa negli abissi e la possibilità di tornare in superficie sono diventate una potente metafora del percorso di chi cade nella dipendenza e sceglie di lottare per tornare a vivere.

All’iniziativa hanno preso parte anche i rappresentanti delle istituzioni cittadine. Il sindaco Giovanni Lentini, il vicesindaco Mimmo Calia e l’assessore Rosalia Ventimiglia hanno espresso il sostegno dell’amministrazione comunale, sottolineando l’importanza di eventi che uniscono prevenzione, cultura e testimonianza diretta. Calia, forte anche della sua esperienza come infermiere del 118, ha ricordato quanto queste situazioni siano purtroppo presenti nella quotidianità e quanto sia fondamentale intervenire prima.

Un’iniziativa di grande spessore civile, che merita plauso per i risultati ottenuti e per il messaggio sociale forte e autentico che ha saputo trasmettere: dalla dipendenza si può uscire, ma solo scegliendo di non restare soli. Un esempio virtuoso di come il racconto, l’arte e il coraggio personale possano diventare strumenti concreti di cambiamento.

Gianfranco Vultaggio

Foto: Gds.it