Le immagini dell’aggressione all’agente del Reparto Mobile di Padova, colpito a calci, pugni e persino con un martello durante la manifestazione a Torino, stanno facendo il giro del mondo. Fotogrammi brutali, che non lasciano spazio a interpretazioni: ciò che è accaduto nel quartiere Vanchiglia non è stata una forma di protesta, ma un assalto organizzato, violento e mirato contro lo Stato e i suoi servitori.
L’agente, Alessandro C., 29 anni, sposato e padre di un bambino, era in servizio durante il corteo contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna quando un gruppo di incappucciati lo ha accerchiato e colpito con ferocia.
A salvarlo sono stati i colleghi, intervenuti in extremis per sottrarlo a un vero e proprio linciaggio.
Ora è ricoverato al pronto soccorso chirurgico: ha riportato contusioni multiple e una profonda ferita alla coscia, provocata da un colpo di martello. Fortunatamente non è in pericolo di vita.
La città è stata teatro di quasi tre ore di guerriglia urbana: lancio di bottiglie, pietre, razzi artigianali, cassonetti dati alle fiamme, un mezzo delle forze dell’ordine incendiato.
Un blocco nero composto da anarchici, autonomi e antagonisti ha tentato in più punti di sfondare i cordoni della polizia, agendo con violenza premeditata e coordinata. La scena, in particolare quella dell’agente pestato a terra, ha fatto il giro delle redazioni internazionali, provocando indignazione e sgomento.
L’Italia ne esce ferita e umiliata: ciò che si è visto a Torino mina i fondamenti stessi della convivenza civile. È un attacco diretto alle istituzioni democratiche, un tentativo di sovvertire l’ordine pubblico e di mettere in discussione persino i principi su cui si fonda la nostra Costituzione.
Nessuna rivendicazione politica può giustificare simili atti: qui non c’è dissenso, ma deliberata delinquenza.
La reazione del mondo politico è stata immediata.
La premier Giorgia Meloni ha parlato di «aggressioni violente con l’obiettivo di colpire lo Stato», mentre il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha definito gli autori degli scontri «un pericolo per la democrazia».
Anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso personalmente la propria solidarietà all’agente ferito.
I numeri del 118 confermano la gravità della giornata: decine i feriti tra manifestanti e forze dell’ordine.
Undici gli agenti contusi; tra i civili, un manifestante è in condizioni critiche con un trauma toracico.
In queste ore, la priorità è individuare i responsabili. Le immagini diffuse in rete e raccolte dagli operatori sul posto saranno fondamentali per rintracciare chi ha partecipato all’aggressione.
Intanto, al giovane agente ferito va il più sincero augurio di pronta guarigione. Il suo comportamento, come quello di tutti gli uomini e le donne in divisa impegnati a difendere la città, rappresenta un presidio indispensabile per la sicurezza e la democrazia del Paese.
