La stazione ferroviaria della città continua a versare in condizioni di degrado, trasformandosi di fatto in un’area senza regole. Non solo trascuratezza e abbandono, ma anche nuove forme di occupazione impropria, come la presenza di senza tetto che trovano riparo all’interno della biglietteria o sotto i portici.
Nelle ore serali e notturne lo scenario cambia radicalmente: la stazione diventa un punto di ritrovo per gruppi di giovani, italiani e stranieri, spesso segnalati per comportamenti aggressivi, risse e consumo di sostanze stupefacenti. Non mancano episodi di spaccio e segnalazioni di attività poco raccomandabili persino nei bagni interni.
I viaggiatori raccontano di un clima ostile: chi arriva con i treni serali si trova accolto da gruppetti che stazionano nei pressi dei giardinetti e del cancello di ingresso.
Si richiedono controlli più serrati e continui, soprattutto la sera. Ma il problema va ben oltre la singola stazione: riflette una condizione diffusa di degrado sociale e criminalità predatoria che tocca diverse zone della città.
Ed è proprio qui che si apre la parentesi ironica: mentre la stazione diventa “terra franca” per spaccio, bivacchi e risse, l’amministrazione comunale sembra preferire l’attività di “controllo sociale creativo” – fatta di proclami, tavoli di confronto e ordinanze-lampo – piuttosto che un’azione concreta e strutturata. Un po’ come se bastasse ridipingere i muri o organizzare un convegno per risolvere un problema che, a occhio e croce, richiederebbe ben altro.
Pur sapendo che l’area di interesse non riguarda il Comune, si ritiene che qualunque luogo del sedime comunale che, in un modo o nell’altro, coinvolge cittadini resti comunque di interesse pubblico e sociale.
Gianfranco Vultaggio
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