Ricorre oggi il 50esimo anniversario del delitto del Circeo.

Era il 29 Settembre del 1975, quando due ragazze vengono attirate in una trappola da alcuni ragazzi della Roma bene.

Donatella Colasanti e Rosaria Lopez, stringono con loro amicizia.

Ignare di trovarsi di fronte a menti criminali, accettano le frequentazioni e poi gli inviti, ed è proprio in uno di questi inviti, in una villa del Circeo, una delle due ragazze perde la vita, mentre l’altra si salva fingendosi morta.

Per tutti, quello del Circeo, resta un episodio drammatico della storia criminale italiana: Donatella e Rosaria vengono torturate, seviziate con grande crudeltà.

L’evento scosse profondamente l’opinione pubblica, rimanendo come il crimine più efferato verso le donne.

Gli aggressori, tre giovani della della borghesia romana, normalmente inseriti nella società Andrea Ghira, Angelo Izzo e Massimo Porta, vennero condannati all’ergastolo, dopodomani un lungo processo.

Ma i successivi appelli hanno persino ridotto le pene nel tempo.

Il crimine scosse l’Italia, sfatando il mito della violenza estrema provenire solo da criminali socialmente emarginati.

Il caso del Circeo ha segnato la svolta riguardo alla violenza sulle donne, aprendo dibattiti su misoginia, cultura dello stupro e tutela delle vittime.

Da qui 21 anni dopo la nuova riforma legale per una maggiore attenzione verso i crimini sessuali sulle donne. Con la legge del 15.02.1996 passò un epocale riconoscimento di dignità alle donne vittime di violenza sessuale. Con la legge n. 66 i reati sessuali sono passati da una offesa alla moralità pubblica ad una offesa alla persona.

Una conquista che ha visto unite senza colori e senza steccati tutte le parlamentari con un atto di civiltà giuridica.

Patrizia Paganelli