Personale infermieristico, pochi medici e una capienza limitata, compresa tra 15 e 40 posti letto.

Sono questi alcuni dei criteri organizzativi indicati nel decreto regionale che definisce il funzionamento dei 39 Ospedali di Comunità che dovranno essere attivati in Sicilia entro il 30 giugno 2026.

Il provvedimento, che sarà trasmesso domani mattina alle Asp e alle aziende ospedaliere, è stato firmato dall’assessore regionale alla Salute Daniela Faraoni ed è stato elaborato dal Dipartimento per la Pianificazione strategica, guidato da Salvatore Iacolino.

Il documento ha valore di linea guida operativa e si propone come riferimento unico per l’avvio e la gestione delle nuove strutture.

Nel testo viene chiarito che gli Ospedali di Comunità non sono reparti ospedalieri tradizionali, ma presìdi sanitari a bassa intensità di cura, nei quali la presenza di infermieri e operatori sociosanitari risulta prevalente rispetto a quella dei medici.

L’obiettivo è rafforzare la medicina territoriale, in coerenza con il modello organizzativo definito a livello nazionale, offrendo un livello assistenziale intermedio tra l’assistenza domiciliare e il ricovero in ospedale.

Le nuove strutture accoglieranno pazienti che, dopo eventi acuti di lieve entità o in caso di riacutizzazione di patologie croniche, non necessitano di cure ospedaliere complesse ma non possono essere seguiti adeguatamente a casa.

In particolare, il decreto fa riferimento a situazioni cliniche che richiedono monitoraggio infermieristico continuativo, anche nelle ore notturne, un livello di sorveglianza che spesso non è possibile garantire nell’ambiente domestico.

Con queste indicazioni, la Regione punta a decongestionare gli ospedali per acuti e a rafforzare una rete di assistenza più vicina al territorio e ai bisogni dei pazienti fragili.

Gianfranco Vultaggio