Il confronto tra il presidente della Regione Renato Schifani e il gruppo dei deputati ex cuffariani potrebbe segnare l’inizio di una nuova fase politica.
Al termine dell’incontro, svoltosi nel pomeriggio di ieri, si è fatta strada l’ipotesi di un rientro dell’area centrista nella giunta regionale, seppur con una rappresentanza ridotta rispetto al passato: un assessorato al posto dei due persi nelle scorse settimane.
Il clima viene descritto come costruttivo. La nota diffusa dal partito parla infatti di una comune determinazione a proseguire il percorso condiviso «con impegno e responsabilità», rinviando alle prossime ore, sempre in raccordo con Schifani, le decisioni sul futuro assetto del gruppo.
Già in mattinata il presidente della Regione aveva chiarito la sua posizione, sottolineando la necessità di individuare un interlocutore politico chiaro e strutturato, lasciando intendere che la Dc, dopo le recenti fratture interne, non rappresenti più un riferimento stabile. Un segnale letto come un invito ad accelerare il processo di ricomposizione attorno all’Udc.
Non è un caso che nel fine settimana sia atteso a Palermo Lorenzo Cesa, chiamato a rafforzare il progetto di rilancio del partito. Un’operazione che ha già preso forma nel Trapanese, dove diversi consiglieri comunali hanno fatto ritorno sotto le insegne dell’Udc dopo l’esperienza nella Dc di Totò Cuffaro.
Secondo il segretario regionale Decio Terrana, il movimento è destinato ad ampliarsi anche nel capoluogo.
L’obiettivo è ambizioso ma chiaro: costruire una proposta politica competitiva in vista delle Regionali del 2027, all’interno della coalizione di centrodestra, facendo tesoro del patrimonio di consensi maturato negli anni dall’area cuffariana.
Il passaggio all’Udc non riguarderebbe però l’intero gruppo parlamentare attuale. Appaiono ormai certi gli ingressi di Ignazio Abbate, Andrea Messina e Serafina Marchetta, mentre restano da sciogliere le posizioni di Carlo Auteri, Carmelo Pace e Nuccia Albano.
Una selezione che, paradossalmente, viene valutata positivamente dagli stessi vertici Udc: una transizione non totale faciliterebbe infatti la costruzione delle liste territoriali, aprendo spazi a nuove candidature e permettendo anche agli amministratori locali di competere senza il peso ingombrante dei parlamentari uscenti.
Il percorso avviato dalla D.C. sembra puntare su una riorganizzazione più equilibrata e partecipata, capace di coniugare esperienza e rinnovamento.
Una strategia che, se portata avanti con coerenza, potrebbe rafforzare non solo il partito, ma l’intero centrodestra siciliano, restituendo centralità ai territori e dando nuova linfa alla rappresentanza politica.
