Si accende il dibattito sul caso Niscemi dopo le dichiarazioni rilasciate dal ministro Nello Musumeci in una intervista.

Le sue parole, secondo cui il comune «non avrebbe mai posto il problema dell’abitato» durante il suo mandato alla Presidenza della Regione, hanno suscitato la reazione immediata del deputato regionale Ismaele La Vardera, leader di Controcorrente.

La Vardera contesta apertamente la versione del ministro, sottolineando come gli atti prodotti dalla Regione negli anni precedenti raccontino una storia ben diversa.

Al centro della polemica c’è il Piano per l’assetto idrogeologico del 2022, documento che indicava chiaramente l’area di Niscemi tra quelle a rischio per instabilità del terreno.

Secondo il deputato, quel piano certificava la necessità di interventi urgenti per mettere in sicurezza il territorio.

Proprio questa divergenza tra dichiarazioni attuali e atti amministrativi passati ha fatto esplodere la polemica.

«Il dipartimento aveva già segnalato criticità e pericoli», ricorda La Vardera, denunciando che, nonostante quelle valutazioni fossero note agli uffici e al governo regionale dell’epoca, nessuna misura concreta sarebbe stata adottata.

Secondo il deputato, l’incongruenza tra ciò che oggi sostiene il ministro e quanto emerge dalla documentazione tecnica rende ancora più grave la mancanza di interventi negli ultimi anni.

«Non si può invocare l’emergenza solo quando scoppia la crisi», afferma La Vardera, chiedendo chiarimenti pubblici non soltanto per rispetto delle comunità colpite, ma per trasparenza nei confronti del Paese.

La vicenda mette in evidenza una frattura istituzionale fatta di comunicazioni non allineate, responsabilità percepite in modo diverso e decisioni rimaste sospese nel tempo.

Una situazione che, secondo La Vardera, richiede ora non polemiche, ma risposte nette da parte di chi, ieri come oggi, conosceva i rischi certificati nei documenti ufficiali.